Patenti nautiche, cartina tornasole

Nell’immaginario di molti la patente nautica è la concretizzazione del sogno di fantastiche crociere in barca a vela. Per le scuole di vela, e di riflesso per istruttori, esaminatori nonché per alcuni editori specializzati, è una delle principali fonti di reddito. Eppure negli ultimi anni il numero dei “patentati” nel nostro paese si è ridotto drasticamente. Analizziamo qualche dato. A cominciare dalla ripartizione su scala regionale dei promessi marinai.
Se prendiamo in esame il decennio che va dal 2003 al 2013, secondo i dati forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Liguria è la regione italiana in cui è stato rilasciato il maggior numero di licenze. Un dato che va considerato al netto degli uffici marittimi presenti sul territorio nazionale, da cui sono escluse evidentemente le regioni che non hanno sbocco sul mare. La Liguria infatti raccoglie il non indifferente indotto di Lombardia e Piemonte, così come Veneto e Friuli Venezia Giulia danno seguito alle domande provenienti dal Trentino Alto Adige. Lo stesso dicasi per l’Umbria i cui appassionati di nautica si dividono tra Lazio, Toscana e Marche.
Premesso ciò, nella classifica delle regioni che in questo decennio hanno mostrato una vocazione più marinaresca, vanno certamente citate anche la Sicilia, il Lazio, la Campania e l’Emilia Romagna, il Veneto, la Sardegna, la Toscana e la Puglia.
Il numero di nuovi comandanti di imbarcazioni da diporto in Italia è stato nell’ultimo decennio anni pari a 201.450, con picchi medi di oltre 20.500 l’anno tra il 2003 e il 2007. Il calo è cominciato nel 2008 con mille abilitazioni in meno rispetto a un anno prima ed è proseguito nel 2009. Nel 2010 e nel 2011 si è registrata una timida ripresa, ma a questa è seguito il crollo nel biennio 2012-2013, con una media annuale di 14.100 nuove patenti. Un record negativo che non trova eguali negli ultimi 15 anni.
La ragione è da imputare evidentemente alla crisi economica cominciata nel 2008 e che nella nautica da diporto ha avuto il suo apice proprio nel 2013, in seguito al decreto Salva Italia con cui il Governo Monti ha istituito la tassa sul possesso di imbarcazioni e ha trasformato il diportista in un evasore fino a prova contraria.
Osservando i dati degli ultimi 20 anni, si notano anche dei picchi positivi con un incremento di circa mille patenti rispetto all’anno precedente nel 1998, nel 2003 e nel 2010. Il primo è stato l’anno in cui Giovanni Soldini vinse l’ Around Alone, il giro del mondo a tappe e in solitario, negli altri si svolse invece la Coppa America.
Un caso? Difficile crederlo. Ma andiamo oltre. Le abilitazioni rilasciate nel 2013 sono state per il 52 per cento entro le 12 miglia dalla costa (nel 44 per cento dei casi per unità a motore e per il restante 8 per cento per imbarcazioni a vela) e per il restante 48 per cento senza limiti (il 34,5 per cento per le barche a vela, il 10,5 per cento per quelle a motore e il restante 2,7 per cento per le navi da diporto).
Inversa la tendenza dei rinnovi per i quali non si registrano cali, ma anzi una crescita progressiva. Nel 2013 sono stati 24.076, cifra tra le più alte dell’ ultimo decennio. Di questi il 73,5 per cento è relativo ad abilitazioni senza limiti dalla costa (36 per cento per la vela, 36 per cento motore, 1,5 per cento navi da diporto) e il restante 26,4 per cento per quelle entro le 12 miglia.
I dati insomma parlano chiaro: chi si è appassionato alla nautica da diporto nel passato, continua a navigare, ma si tratta di uno zoccolo duro che stenta a rinnovarsi.
Il neofita oggi dispone di meno risorse, tempo libero e spensieratezza per lanciarsi tra le onde. È chiaro che senza una ricchezza redistribuita la macchina del turismo interno, che sovrintende il diporto nautico, non può decollare. Ma è necessario anche che legislatori e amministratori sappiano cogliere la sfida del rilancio di un settore strategico, come può essere quello nautico, in un paese con 7.450 chilometri di coste. Per esempio investendo nei servizi, negli sport nautici, nella promozione e incentivando la libera circolazione di chi viaggia per mare, soprattutto nel rispetto dell’ambiente. Il diporto nautico è una risorsa, non trasformiamola nell’ennesima occasione persa.

(articolo tratto dalla rivista Bolina, numero 333, settembre 2015)

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