Sessualità contro natura?

“È la Natura che dimostra che una coppia dello stesso non potrà mai avere figli perché non vi sono tra loro i presupposti biologici per procreare”. Questo è in sostanza il ragionamento di Massimo Fini quando nel suo articolo I figli e la felicità non sono un diritto, pubblicato a pagina 11 de Il Fatto Quotidiano di giovedì 4 febbraio, scrive: “Se una coppia, etero od omo, non può avere figli qualche ragione ci sarà? La Natura difficilmente sbaglia”.

Siamo certi che non era nelle intenzioni dell’autore lanciarsi in sterili discriminazioni, ma bisogna fare attenzione a scrivere certe cose, perché un sillogismo che parte da quel presupposto potrebbe facilmente concludersi con la formula purtroppo diffusa secondo cui “gli omosessuali vanno contro natura”. E su questo ci sentiamo in dovere di spendere alcune considerazioni.

La prima è che guardare alla vita umana come a quella di esseri più il cui fine ultimo e primordiale è la riproduzione, è a dir poco riduttivo. Poiché cosa vi è di effettivamente riconducibile allo stato di natura oggi in un essere umano?

Dotato di un incredibile patrimonio di geni e neuroni, l’uomo è sopravvissuto nei millenni proprio grazie a quella creatività peculiare che sin da principio l’ha posto al di là di talune dinamiche. Insomma si perdoni il gioco di parole, ma è proprio nella natura dell’uomo essere in qualche modo “contro” natura. Il segno lasciato da un essere umano su questa terra non è solo quello di una stirpe che si perpetua nel tempo, ma è fatto di arti, saperi, scienze (e purtroppo anche aberrazioni), che prendono forma  attraverso il suo agire. E dove sta in queste la Natura invocata dal popolo del Family Day, quella che permea e regola il tutto? La Natura è il luogo, la condizione, la garanzia della nostra sussistenza, certo, ma non coincide con la “nostra Natura”.

Che sia sbagliato, sano o che piaccia o meno, l’uomo tende inevitabilmente a superare i limiti contingenti, con creazioni dettate dalla propria fantasia, dall’ingegno, dal gusto o dal piacere. E tutto ciò che rientra in queste categorie fa parte, questo sì della natura dell’uomo.

Perché dunque sventolare la bandiera della non naturalità quando si parla di omosessualità, step adoption o adozioni, se a dare un senso all’esistenza dell’uomo è proprio l’essere per certi aspetti “oltre la Natura”?

Non facciamo gli ipocriti: il sesso è utile anche a procreare, ma nell’uomo è prima di tutto uno strumento di piacere e di relazione. Vincolare il diritto di crescere un figlio ai gusti sessuali è dunque una costruzione mentale, anche piuttosto becera, poiché fare sesso e fare il genitore sono azioni che tra loro non hanno (per fortuna) nulla in comune.

Sentirei anche il dovere di contestare a Fini la sua contrarietà a equiparare i diritti e i doveri delle coppie di fatto etero-sessuali a quelli del matrimonio. Sposatevi e  “non rompete i coglioni”, scrive. Personalmente sono in una coppia di fatto eterologa da 10 anni con un figlio di 4 e se non mi sono sposato non è certo perché voglio lasciare aperta una via di fuga. Ma sia: o matrimonio o niente. Che valga però anche per gli omosessuali.

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