Industria nautica: ottimismo, con moderazione

Anche nel settore dell’industria nautica è tempo di bilanci. Riportiamo a seguire un quadro sintetico delle strategie e delle aspettative dei principali paesi europei con vocazione nautica.

Croazia. Dopo sei anni di depressione, sulla sponda opposta dell’Adriatico si registra il primo segnale positivo con un incremento di vendite dello 0,5 per cento nel mercato interno di imbarcazioni medio piccole. Anche la Repubblica Ceca prospetta per il nuovo anno una crescita, questa volta del 2,5 per cento, grazie principalmente alla vendita di natanti entro i confini nazionali. E lo stesso fanno Norvegia, Svezia e Polonia, dove l’incremento percentuale atteso, arriverebbe addirittura al 10 o al 15 per cento.  Ma mentre per le prime due la produzione è indirizzata prevalentemente a soddisfare la domanda interna, in Polonia il 90 per cento delle imbarcazioni varate è destinato all’estero. Minore, ma comunque positivo il tasso di crescita atteso in Portogallo (1,6 per cento), anch’esso conseguenza di una ripresa del mercato domestico. Di avanzamento si parla anche nel Regno Unito: un punto in più che si aggiunge a quelli accumulati negli ultimi due anni grazie alla produzione di barche medio-piccole.
È stagnante invece la situazione in Danimarca, malgrado i timidi segni di ripresa (1 per cento) registrati nel 2014. Complice una tassa annuale sui beni di lusso (l’1,34 per cento sul valore assicurato), le nuove immatricolazioni sono pari a zero e il settore è sostenuto interamente dal mercato dell’usato. In Francia si respira ottimismo grazie a una crescita del mercato interno pari al 12 per cento per il nuovo e all’1’8 per cento per l’usato. L’esportazione però, che è da sempre la vera forza nel settore nautico d’Oltralpe (oltre il 72 per cento della produzione nazionale), ha subito in un anno una contrazione di oltre il 13 per cento. A conti fatti dunque la crescita si assesta ad appena qualche punto decimale. Stabilità è la parola d’ordine in Germania, che come la Francia è concentrata prevalentemente nelle esportazioni, ma che sta ora puntando molto anche sul mercato interno. Per le industrie tedesche il prospetto di crescita è dell’1,7 per cento.

Più dinamica la situazione anche in Turchia che registra in particolare un incremento delle vendite interne e un ampliamento delle strutture ricettive. È invece drammatica la situazione in Grecia. Il settore della nautica da diporto, oltre a seguire il tracollo dell’economia nazionale, è gravato dalla tassa sui beni di lusso varata dal governo ellenico e applicata naturalmente alle barche. Come se ciò non bastasse il parlamento di Atene avrebbe in programma di aumentare questa imposta portandola dal 10 al 13 per cento ed estendendola a imbarcazioni dai 5 metri di lunghezza.

Non vive una stagione florida neppure la più ricca Olanda. Le vendite nel 2014 sono state il 7 per cento in meno rispetto a quelle dell’anno precedente e il mercato delle imbarcazioni soffre la carenza di domanda, sia interna che estera. Ma forti dell’atteso incremento del 2 per cento del Pil, gli operatori continuano a mostrare ottimismo. C’è fermento in Spagna dove il settore del charter è stato protagonista di un vero e proprio boom con una crescita del 57 per cento in un anno. Buoni pure i dati relativi al mercato interno, per il quale si annuncia un’impennata del 15,5 per cento.

Anche in Italia naturalmente si parla di superamento della crisi e di ripresa, facendo leva su un trend di crescita che nel 2014 è stato dell’1,9 per cento nella vendite di imbarcazioni e del 3,1 per cento negli accessori. In più siamo i leader mondiali nella produzione di maxi yacht tra i 30 e i 50 metri. Alcune stime annunciano per il nuovo anno un balzo in avanti di addirittura 10 punti percentuali. Ipotesi a dir poco audace considerando che il mercato interno è letteralmente collassato, passando dal 47 per cento del 2008 al 7 per cento del 2014. Insomma, concediamoci pure un po’ di sano ottimismo, ma senza perdere il contatto con la realtà.

(articolo tratto dalla rivista Bolina, numero 336, dicembre 2015)

 

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