Confessioni di un giornalista nautico

vela.pngVento costante intorno ai 10 nodi, barra in una mano, scotta in un’altra navigo lungo costa godendo dello sciabordio del mio minuscolo guscio. Che sensazione appagante sentire il corpo più che mai un tutt’uno con scafo e vele! Così sul mio dinghy mi allontano dalla spiaggia lasciando urla e schiamazzi, finché i bagnanti non diventano invisibili e gli ombrelloni piccoli puntini colorati.

A spanne dovrei essere a due miglia dalla costa. Vorrei perpetuare questo momento, mantenere questa andatura senza l’assillo dell’allontanamento, andare avanti finché ne ho voglia. Ma non è possibile, salvo non trovarmi poi a percorre la via del ritorno di notte, o peggio mezzo morto in Tunisia. Allora cambio mure e attraverso nella direzione opposta la grande baia che oggi è il mio oceano. Solco differenti tonalità di azzurro e immagino lo scafo bianco dal basso, così come lo può vedere un pesce: da una profondità di 30 metri apparirà come un guscio di noce!

E mentre mi impegno in queste elucubrazioni o inveisco al motoscafo che sfreccia a pochi metri producendo onda (per me alta) e appestando l’aria, nel mondo della nautica accadono cose. Cose che, in qualità di giornalista di settore dovrebbero interessarmi. C’è chi programma un giro del mondo, chi corre ai Giochi Olimpici, chi mette a segno record, chi vara un prototipo da regata, chi affronta l’Oceano. Poi ci sono gli immancabili fatti di cronaca (per nulla) marinara: la barca a motore che affonda (salvi gli uomini, morto il cane), o il tale che sparando un fuoco di segnalazione in baia da uno yacht, incendia mezza isola.

Eppure, lo confesso, di tutto ciò al momento non me ne importa nulla. Sono in mezzo al mare e veleggio. Ho il cervello in vacanza. Mi preoccupa più capire perché chi ha attrezzato questa deriva non ha previsto un bozzello a pagliolo per demoltiplicare il carico sulla scotta, o calcolare quanto riesco a stringere il vento.

Il resto è rumore, ancora macchie di colore, ma questa volta all’orizzonte dei miei pensieri. Non vogliatemene. Me ne occuperò a tempo debito. Ora siamo soli io, il vento e il mare. Ciao mondo, anzi buon vento!

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