Fantomatico istruttore di Vela

A chi giova l’istituzione della figura professionale voluta dal Governo con la legge delega 167 del 2015? Se ne dibatte al Ministero dei Trasporti. Molte e legittime le perplessità

dinghy20sailing20instructor-57856714facd94d57c289c68c9ca4191Il 7 ottobre 2015 è stata varata la legge delega 167 per la riforma del codice della nautica da diporto che, su proposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, impegna il Governo italiano a emanare entro due anni decreti legislativi con lo scopo di rivedere o integrare la normativa attualmente in vigore. Tra le riforme ritenute inderogabili c’è anche quella volta a istituire la figura professionale dell’istruttore di vela. Condizione sine qua non per acquisire questo titolo, si legge nel testo della legge, è il possesso del brevetto rilasciato dalla Fiv, dalla Lega Navale Italiana o dalla Marina militare “nel rispetto del Sistema Nazionale di Qualifiche dei tecnici sportivi del Coni e del Quadro europeo delle qualifiche dell’Unione europea”.

Allo stato attuale presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è in corso una tavola rotonda per definire nel dettaglio le modalità di applicazione di questa normativa. Partecipano esponenti della Lega Navale Italiana, della Fiv, del Coni e dell’Aisve, l’associazione Italiana delle scuole di Vela. Una figura riconosciuta a livello internazionale potrebbe essere certamente cosa utile ai fini della tutela del singolo lavoratore e della sua libera circolazione tra gli stati europei. Anche nell’ambito dell’insegnamento della vela. Questo se effettivamente si istituisse un sistema comunitario volto a equiparare le qualifiche professionali fra gli Stati membri.

Ma basta andare a verificare nel sito dell’European Qualification Framework per scoprire che nessun altro paese europeo ha sentito l’esigenza di scomodare il Governo per istituire il titolo professionale di insegnante di vela. L’Italia, insomma, vuole fare avanguardia. Eppure nel nostro paese esistono già diverse abilitazioni di istruttore di vela, rilasciate dalla Federazione Italiana della Vela e dalla Lega Navale Italiana e valide in tutte le strutture a queste affiliate. C’è anche il titolo di esperto velista, figura istituita nel 2008 per fare da membro della commissione per l’esame per la Patente Nautica. Anche questo attestato è rilasciato, previo specifico corso formativo, da Fiv e Lega navale.

Ci sono poi gli istruttori federali, gli ufficiali di regata, gli stazzatori e gli arbitri attivi nella gestione, promozione, organizzazione e disciplina del settore atletico della vela, quello che, come da statuto, compete alla Fiv. I loro titoli, conseguiti attraverso ennesimi corsi, sono riconosciuti dal Coni, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

Ma non basta, l’obiettivo che si palesa dietro la legge delega 167, è che in qualsiasi scuola di vela, l’insegnamento sia demandato a una figura professionale in qualche modo istituzionalizzata. Attualmente invece chi presta la sua opera come istruttore, lo fa dopo aver seguito un percorso formativo indipendente, attenendosi al regolamento dell’associazione in cui opera. Una autonomia nell’insegnamento che di anno in anno forma folte schiere di naviganti, con approcci e sistemi di apprendimento diversi, senza morti, né feriti. La qualità dell’offerta, così come avviene in molti altri ambiti, la stabilisce la legge di mercato.

L’obiettivo dell’uniformità didattica che sembra delinearsi dietro la nuova legge, non convince se il fine ultimo è semplicemente favorire l’apprendimento della vela, al di là degli aspetti agonistici per i quali già opera in autonomia la Fiv. Eppure i legislatori insistono sottolineando che l’insegnamento della vela, in ogni sua forma, deve avvenire “nel rispetto dei principi generali della sicurezza nautica e della salvaguardia della vita umana in mare”. “Sicurezza”, la parola magica che fa passare in Parlamento qualsiasi provvedimento.

Così, a breve, persone di esperienza trentennale nell’insegnamento della vela o addirittura esperti navigatori come per esempio Giovanni Soldini o Vittorio Malingri, non potranno fare scuola se non dopo aver ottenuto l’apposita abilitazione. Uno scenario paradossale e di dubbia utilità. Certi invece i potenziali introiti per Fiv, Marina Militare e Lega Navale Italiana.

(articolo tratto dalla rivista Bolina, numero 344, settembre 2016)

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