L’ultimora mancata non è il male principale del giornalismo

“Il giornalismo è morto”, sostiene qualcuno dopo che i tragici eventi di Amatrice hanno dimostrato l’intempestività dei media tradizionali nel fornire comunicazioni circa il dramma che si è consumato nella notte tra il 23 e il 24 agosto. A batterli in velocità sono stati infatti in social network, su tutti Facebook e Twitter. È attraverso questi che il grande pubblico ha saputo del terremoto.

Ma essere giornalisti non significa essere i primi a lanciare una notizia. Fare giornalismo vuol dire fornire informazioni che siano state verificate e adeguatamente vagliate. Insomma un conto è Luigi Rossi che scrive su Facebook che è caduto un aereo, un altro è il giornalista che, raccolta l’informazione la verifica e approfondisce, con le competenze e gli strumenti di cui dispone. Asserire che i giornalisti non servono a nulla e che basta la “rete” è a dir poco una ingenuità.

In termini di valore il “post” non potrà mai sostituirsi alla notizia. Lo dimostrano le bufale che ormai dilagano nel cyberspazio.

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, diceva Umberto Eco e aveva ragione. Certo, la storia degli ultimi anni, dalla Primavera Araba, agli attentati o al dramma della grande diaspora dei profughi, ha dimostrato che questi strumenti possono anche essere un prezioso complemento al sistema di informazione, ma non potranno mai essere assimilabili all’attività giornalistica che, oltre ad avere la missione, ha la responsabilità di informare.

I demoni del giornalismo semmai sono altri. Su tutti la sub-informazione, il gossip e i chiacchericcio elevato a notizia dall’autorevolezza di un organo di stampa, o peggio, le news “civetta” attraverso cui si veicola un messaggio promozionale (commerciale o politico) a prescindere dall’interesse effettivamente suscitato sul pubblico.

E ogni volta che un lettore mostra disinteresse per un articolo, l’intero sistema dell’informazione perde una porzione di credibilità. Questo dovrebbe essere il vero cruccio di testate ed editori. Altro che il lancio di notizie in tempo più o meno reale.

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