Vela oceanica, quanto costi!

I budget necessari per intraprendere la carriera del navigatore oceanico si misurano innanzi tutto dalle barche, il cui prezzo incrementa a ogni passaggio di categoria

Aerial photo-shoot of the IMOCA Open 60 Alex Thomson Racing Hugo Boss during a training session before the Vendée Globe in the English Channel. The Vendée Globe is a round-the-world single-handed yacht race, sailed non-stop and without assistance.

Un giovane skipper che, acquisite le esperienze necessarie, abbia deciso di cimentarsi in imprese oceaniche, segue abitualmente un percorso standardizzato.

Il primo passo è l’ ingresso nel colorato mondo dei Mini 6,50, classe (www.classemini.it) dai budget contenuti, in costante fermento, nonché banco di prova delle soluzioni più avveniristiche in ambito nautico. I “ministi” poi costituiscono una comunità dinamica tra le cui fila si sono fatti le ossa numerosi big della vela d’altura.

Nel mercato dell’ usato i Mini 6,50 si trovano anche a 10.000 euro, ma per essere sufficientemente competitivi è necessario un budget di circa 25.000 euro.

Se invece si ambisce a un modello di ultima generazione bisogna preventivare un investimento di circa 50.000 euro. Far parte della classe dei Mini 6,50 significa poter partecipare a un vasto circuito di regate. La Mini Transat, transatlantica in solitario da Douarnenez (Francia) a Point-à-Pitre (Caraibi) con scalo intermedio a Lanzarote (Canarie), rappresenta l’obiettivo più ambito dei “ministi”. La quota di iscrizione è di circa 2.000 euro. Un investimento tutto sommato alla portata.

I problemi semmai sorgono dopo, nel momento in cui la carriera di regatante oceanico imporrebbe un cambiamento categoria di imbarcazioni per avere accesso a un nuovo circuito di competizioni. Il passaggio successivo potrebbe essere quello ai 9,50, classe che sta prendendo piede anche in Italia. Attualmente il mercato dell’usato offre poche occasioni (tra i 60.000 e gli 80.000 euro) e fresca di cantiere questa barca costa almeno 120.000 euro.

Michele Zambelli, tanto per citare un “minista” che è passato ai 950, nel 2017 ci correrà alla Ostar. Anche Andrea Pendibene, nome da sempre legato ai Mini, si appresta al passaggio di categoria. Ma l’ associazione di classe (www.classe950.com) è nata da poco e il calendario degli appuntamenti è ancora focalizzato sulle “lunghe” del Mediterraneo. Ma gli sviluppi sembrano promettenti.

Le prospettive per un agonista della vela oceanica oggi come oggi incrementano notevolmente passando ai Class 40 (www.class40.it), 12 metri con cui è possibile partecipare a transatlantiche storiche quali la Route Du Rhum, da Saint Malo (Francia) a Guadaloupe (Carai- bi), The Transat, da Saint Malo a New York (Usa), la Quebec- Saint Malo o la Transat Jacques Vabre da Le Havre (Francia) a Itajai in Brasile.

Le quote di iscrizione per queste competizioni variano da 5.000 a 8.000 euro. Ma ci sono anche il Fastnet Race, la Middle Sea Race, la Roma per Due e molte altre manifestazioni appetibili. Nel 2011 era stato organizzato anche un giro del mondo a tappe, il Global Ocean Race, a cui aveva partecipato il nostro Marco Nannini, ma data la carenza di adesioni, l’evento è stato procrastinato a una data da definire.

Per i Class 40 il mercato dell’usato è piuttosto ricco con scafi dai 70.000 ai 375.000 euro per una barca pronta a regatare. Per un modello nuovo con attrezzatura standard l’investimento minimo da considerare è di circa 270.000 euro.

E se fin qui l’obiettivo oceano ha mantenuto delle parvenze di realizzabilità, col passaggio successivo, quello agli Imoca 60 (www.imoca.org) si entra nella dimensione dell’improbabile.

È vero che nell’usato si possono trovare anche Open 60 da 150.000 euro, ma se si vuole essere competitivi è necessario fare riferimento a scafi più recenti, che possono arrivare a costare tra i 3,5 e i 4 milioni di euro. Sei metri di lunghezza in più rispetto a un Class 40 si pagano salati anche nelle quote di iscrizione per i principali appuntamenti oceanici che, a parità di percorso, crescono dal 40 al 120 per cento. Poi naturalmente lievitano esponenzialmente anche i costi di gestione, trasporto, manutenzione, rimessaggio, etc.

Certo, l’Imoca 60 è l’unico mezzo per partecipare al Vendée Globe, il giro del mondo senza scalo e in solitario, ma solo “uno su mille ce la fa”. Gli altri ne fanno a meno (tra questi Giovanni Soldini), o se ne inventato uno tutto loro. Di necessità virtù.

 

(articolo tratto dalla rivista Bolina, numero 345, ottobre 2016)

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